La medicina narrativa si indirizza all’identificazione delle problematiche e delle sofferenze sia fisiche che psicologiche e sociali del malato (disease, illness e sikness), allo scopo di stabilire le priorità ed attuare coerentemente gli interventi di cura e di accompagnamento. Superando i limiti del modello biomedico, la medicina narrativa riafferma la ricchezza dei plurimi approcci umanistici.

I racconti di malattia forniscono un avvicinamento ai problemi del paziente in modo globale e facilitano e orientano le scelte diagnostiche e terapeutiche. La medicina narrativa mira a comprendere e integrare nel percorso di cura i racconti e le esperienze di malattia, nel pieno rispetto della persona assistita, tenendo conto della situazione complessiva in cui essa si trova. Il presupposto di questa pratica è che la medicina, esercitata con competenza narrativa, permette di riconoscere e conoscere più a fondo i bisogni dei pazienti per essere in grado di accompagnare loro e le loro famiglie nelle difficoltà del percorso di malattia. In tal modo la cura diventa più umana, etica ed efficace (Charon 2006).

Il passaggio dalla narrazione come momento di racconto delle esperienze del paziente alla narrazione come momento dialogico relazionale all’interno del percorso di cura definisce il movimento della medicina narrativa, verso un intervento che va nel senso di un cambiamento in termini di benessere sia del malato che del medico (Bert 2007).

I presupposti per lo sviluppo della medicina narrativa risalgono agli anni ’70 quando in ambito sanitario inizia ad affermarsi il modello bio-psico-sociale, teso a contrastare la tendenza dominante centrata sul modello biomedico, che definisce la malattia come la conseguenza della deviazione dalla normale componente biologica. Il nuovo modello mira ad integrare le differenti componenti in una prospettiva sistemica. All’interno di questo nuovo paradigma un notevole contributo è fornito negli anni ‘80 da due psichiatri ed antropologi dell’università di Harvard: Arthur Kleinman (1988) e Byron Good (1994). Secondo l’approccio antropologico la medicina è considerata un sistema culturale caratterizzato da un insieme di significati, valori, elementi simbolici tra loro correlati e legati all’esperienza di malattia del soggetto. A partire da questi principi ispiratori si è sviluppato un vero e proprio movimento di interesse nazionale ed internazionale. Presso la Columbia University all’inizio degli anni ’90 Rita Charon avvia un “Programma di Medicina Narrativa” all’interno della Medical School e inizia la pubblicazione della rivista internazionale “Literature and Medicine”. In Italia la medicina narrativa ha visto una crescente elaborazione teorica a partire dagli anni Duemila, con la pubblicazione di lavori relativi a questo ambito (Bert 2007; Zannini 2008; Garrino 2010); in anni recenti si collocano anche alcune delle prime iniziative volte a introdurre la medicina narrativa in ambito sanitario e a diffonderne la conoscenza tra gli operatori del settore e tra un pubblico più vasto. Fra questi anche il progetto “La medicina narrativa in azione“, coordinato dalla Fondazione Fabretti grazie al sostegno finanziario della Fondazione CRT.

La narrazione ha a che fare con gli individui e concerne cosa questi individui provano e cosa gli altri provano rispetto a loro, o più semplicemente cosa essi fanno o viene fatto per loro (Greenhalgh, Hurwitz 1998). L’approccio narrativo consente dunque una personalizzazione delle cure e del percorso terapeutico del paziente, permettendo di cogliere in forma più completa la complessità della malattia.

La medicina narrativa teorizza la necessità non di contrapporre, ma di integrare le capacità narrative a quelle tecnico-scientifiche, per consentire agli operatori sanitari di accompagnare i pazienti nel loro percorso di malattia e di fine della vita, oltre a trattarne i problemi medici. L’utilizzo delle storie nei percorsi preventivi e di malattia valorizza la visione della salute e della malattia del soggetto e dei suoi familiari e supporta il patto personale sanitario e pazienti (Garrino 2015). La narrativa scava nel profondo, offrendoci importanti informazioni sul vissuto della persona malata e risulta particolarmente utile a fornirci elementi di conoscenza imprescindibili per la cura e per sviluppare un’alleanza terapeutica con la persona assistita.

Questo sito web utilizza i cookie. Utilizziamo i cookie per personalizzare contenuti ed annunci, per fornire
funzionalità dei social media e per analizzare il nostro traffico. Condividiamo inoltre informazioni sul
modo in cui utilizza il nostro sito con i nostri partner che si occupano di analisi dei dati web,
pubblicità e social media, i quali potrebbero combinarle con altre informazioni che ha fornito loro o che
hanno raccolto dal suo utilizzo dei loro servizi.
Acconsenti ai nostri cookie se continui ad utilizzare il nostro sito web. Maggiori Informazioni

Questo sito utilizza i cookie per fornire la migliore esperienza di navigazione possibile. Continuando a utilizzare questo sito senza modificare le impostazioni dei cookie o cliccando su "Accetta" permetti il loro utilizzo.

Chiudi