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RECENSIONE EVENTO
Conferenza La terra lieve: pensare il cimitero, oggi
Una riflessione sul cimitero di Fossano per un recupero della memoria
L’Azienda Speciale Multiservizi del Comune di Fossano, in collaborazione con la Fondazione Ariodante Fabretti di Torino e col patrocinio del Comune, ha presentato – mercoledì 7 novembre 2007 – una conferenza finalizzata a esplorare e riflettere sul valore e il legame che unisce la comunità fossanese al suo cimitero.
L’incontro, svoltosi presso le sale di Palazzo Burgos a Fossano, ha richiamato un consistente e significativo numero di persone, a dimostrazione del notevole interesse suscitato dall’evento nella città di Fossano.
La riflessione proposta dai relatori (Ivana Borsotto, Marina Sozzi, Mauro Felicori, don Pierangelo Chiaramello e Francesco Balocco) ha toccato numerosi aspetti relativi a un tema che occupa un posto di rilievo all’interno della comunità.
Dopo l’apertura dei lavori da parte della presidente dell’ASMF Borsotto, Marina Sozzi (direttore scientifico della Fondazione Fabretti) ha indagato da un punto di vista storico-antropologico la genesi e l’evoluzione dei cimiteri, spingendo l’analisi fino al presente, epoca nella quale il cimitero ha finito per rappresentare lo specchio fedele dei grandi cambiamenti che hanno investito e ancora investono le nostre società. In particolare, Sozzi ha richiamato l’attenzione dei presenti su due aspetti che, più di altri, caratterizzano oggi le vicende dei cimiteri (almeno in Occidente): da un lato la diffusione sempre più massiccia della cremazione come pratica di sepoltura e, dall’altro, il progressivo affievolirsi del peso della memoria collettiva localizzata nei cimiteri delle comunità contemporanee.
Mauro Felicori ha invece affrontato il tema dell’evoluzione architettonica dei cimiteri, che per molto tempo hanno conservato – in molte parti d’Europa e d’Italia – buona parte del patrimonio culturale di un Paese. Ma oggi, ci si chiede, è ancora così? Per il direttore del settore Cultura del Comune di Bologna ed ex presidente dell’ASCE la risposta è in parte negativa, dal momento che l’attuale fase di passaggio che la nostra società sta vivendo non facilita una riflessione complessiva capace di valorizzare e dare un senso e un significato nuovi ai nostri cimiteri.
Don Pierangelo Chiaramello – direttore dello Studio Teologico Interdiocesano e dell’Istituto Superiore di Scienze Religiose – ha da parte sua sottolineato quanto il cimitero rappresenti, in un’ottica cristiano-cattolica, un luogo di passaggio, all’interno del quale il legame tra Dio e gli uomini si consolida; luogo limite di conservazione dei corpi in attesa della resurrezione, ma anche luogo in cui si condensano gli affetti di un’intera collettività.
L’ultimo intervento, proposto dal sindaco di Fossano Francesco Balocco, ha messo infine in luce gli aspetti più specificamente legati al recupero dell’identità e del senso di appartenenza partendo proprio dal cimitero. Da un lato, infatti, cresce sempre più l’esigenza di una maggiore cura e manutenzione dello spazio cimiteriale, ma, dall’altro, è altrettanto forte il desiderio, da parte delle istituzioni preposte, di prestare un’attenzione particolare alle dinamiche sociali, culturali, storiche ed emotive che legano una comunità al suo cimitero.
«Siamo in un periodo di passaggio ed è necessario re-inventare una nuova cultura della morte; ci si sta avviando verso un tipo di cimitero che meccanicamente smaltisce i cadaveri», sostiene Marina Sozzi. Perché allora un così numeroso pubblico ha preso parte a questo dibattito? Ma soprattutto, chi è tenuto a occuparsi concretamente di tale trasformazione? Come e con quali strumenti è necessario intervenire?
Ecco le risposte date da Marina Sozzi e Ivana Borsotto al termine dell’incontro.
«Contrariamente a quel che si può pensare i nostri contemporanei non sono antiritualisti: hanno bisogno di riti e di luoghi per elaborare la perdita dei propri cari. Per questo ci si trova numerosi ai dibattiti di questo tipo. Soltanto – prosegue Sozzi – abbiamo smarrito il senso delle tradizioni, che sono divenute obsolete, sia rispetto a un pensiero della morte che si va facendo più laico, sia rispetto a esigenze di commemorazione che non sono più per tutti quelle del passato. Si tratta di una trasformazione culturale che investe la mentalità, dunque necessariamente lenta. Tuttavia, come intellettuali è necessario che torniamo a riflettere sulla morte, per comprendere quali potranno essere le nuove forme di culto dei defunti e fare pressione sulle istituzioni affinché non eludano il problema».
Per Ivana Borsotto, invece, «l’ampia partecipazione alla conferenza testimonia in modo chiaro quanto è diffusa la consapevolezza che il cimitero non è il termine della vita ma, per molti, è certezza o speranza di vita, storia di umanità, giardino di memorie, ricordo dei propri cari e casa comune. Se intellettuali, uomini e donne di cultura, teologi e media hanno un ruolo fondamentale nel contribuire a questa trasformazione culturale – tanto più quanto riescono a proporla in modo semplice e diretto ai cittadini –, agli amministratori (in particolare a coloro che hanno la responsabilità di gestire i servizi cimiteriali) spetta il compito di non limitarsi alla pur doverosa efficienza gestionale ma affrontare questa responsabilità con cura e senso di comunità, anche diffondendo questa nuova sensibilità. Questa conferenza – continua Borsotto – costituisce un esempio di strumenti utili a questo fine. Continueremo a promuovere la discussione e l’approfondimento dei diversi pensieri che si stanno misurando con il tema della morte. Allo stesso tempo, per evitare che la riflessione venga limitata agli ‘addetti ai lavori’, potrà essere utile la promozione di gruppi di cittadini per la partecipazione alla cura dei servizi cimiteriali».
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