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LUTTO, MALESSERE, DISAGIO, ISOLAMENTO SONO SPESSO SINONIMI.
LA FONDAZIONE FABRETTI OFFRE UN AIUTO GRATUITO A CHI RIMANE
Il lutto è un'esperienza ardua ma spesso feconda della nostra vita. Tuttavia, il dolore per la morte di un congiunto e la difficoltà di riorganizzare la nostra vita senza di lui possono apparire come scogli insormontabili. Si possono avere sintomi di malessere fisico o di sprofondamento nella depressione, ci si può sentire molto soli, incapaci di progettare il proprio futuro, impreparati ad affrontare la morte dell'altro, sotto choc od ossessionati dal pensiero di chi non c'è più, perseguitati dal senso di colpa, arrabbiati.
Il lutto può sembrare una vera e propria malattia. La separazione e la perdita sono naturalmente esperienze dolorose, soprattutto se il legame con la persona scomparsa era molto intenso. Ma anche la società in cui viviamo non contribuisce a sostenerci: la nostra cultura non possiede più un sistema condiviso di regole, atte ad accompagnare gli individui nel superamento della perdita. Superare il lutto non vuol dire dimenticare i nostri cari, anzi: il recuperato benessere fisico ci consentirà di ricordarli meglio, di narrare la loro storia, di farci portatori dei loro valori, ora che loro non possono più farlo.
La Fondazione Ariodante Fabretti (con il sostegno della Fondazione Cassa di Risparmio di Torino, della Socrem di Torino, della Provincia di Torino - Assessorato alla Solidarietà Sociale e Programmazione Sanitaria e di Vite Srl [www.vitebiografie.it]) ha dato vita a uno sportello – gratuito – atto a individuare la miglior via per compiere ciò che viene comunemente definito elaborazione del lutto.
Uno psicologo esperto sui problemi del lutto aiuterà le persone in difficoltà, attraverso uno o più colloqui preliminari, a trovare la soluzione più adatta per superare questo difficile momento.
Il progetto di supporto al lutto considera quest'ultimo non come una malattia, da delegare ai professionisti della salute mentale, ma come un'esperienza che, seppur dolorosa, arricchisce la vita. La necessità di un tale progetto è posta dalle difficoltà della nostra società a creare una comunità protettiva, un «cerchio caldo» (per utilizzare le parole del sociologo Zygmut Bauman) intorno ai dolenti. È un progetto che mira a sostituire un meccanismo che dovrebbe svilupparsi spontaneamente in una società più umana, e pertanto costituisce anche un importante momento di educazione civica.
I presupposti del progetto sono dunque i seguenti:
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Proprio in quanto non malattia né nevrosi, l'esperienza della perdita si può affrontare attraverso l'aiuto che gli individui possono offrirsi reciprocamente.
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Il progetto non può essere realizzato senza l'intervento di una forma particolare di volontariato, che prevede che coloro i quali hanno superato il trauma del lutto continuino a testimoniare a favore di altri il percorso compiuto.
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Poiché si tratta di un progetto veicolato dall'azione di volontariato e dal desiderio di testimonianza, una volta avviato esso è destinato ad allargarsi a macchia d'olio, costruendo un'efficace rete di solidarietà relativamente ai problemi della morte e del dolore per la perdita.
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Un possibile percorso per elaborare il lutto è infine rappresentato dai gruppi di auto mutuo aiuto.
I gruppi di auto mutuo aiuto stanno assumendo all'interno della realtà socio-sanitaria del nostro Paese un rilievo crescente. Svariate patologie, stati personali di disagio o problemi comuni a realtà locali possono essere affrontati dal basso, facendo leva soprattutto sulle motivazioni, l'interesse e le esperienze delle persone direttamente coinvolte in una qualche difficoltà, piuttosto che sull'esclusiva presa in carico di professionisti e istituzioni. Tali gruppi offrono alle persone la possibilità di porre attenzione verso se stesse (corpo, mente, comportamento, relazioni ecc.), aiutando altri a fare la stessa cosa: non offrono soltanto un supporto, ma restituiscono anche alla persona una competenza, un senso di sé, un ruolo e la possibilità di nuovi legami.
L'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) definisce i gruppi di self-help «strutture di piccolo gruppo [...] di solito costituiti da pari che si uniscono per assicurarsi reciproca assistenza nel soddisfare dei bisogni comuni, per superare un comune handicap o un problema di vita, oppure per impegnarsi a produrre desiderati cambiamenti personali o sociali».
Il mutuo aiuto comincia con l'auto aiuto, nel momento in cui la persona riconosce l'esistenza di un problema/difficoltà e si attiva per cercare sostegno. Il mutuo aiuto si verifica quando chi aiuta e chi viene aiutato condividono fatti, vissuti, emozioni di un medesimo problema. Le persone che frequentano un gruppo di auto mutuo aiuto sono quindi unite da un disagio comune: tentano - attivandosi in prima persona - di aiutarsi, di fronteggiare al meglio le situazioni della propria esistenza, di umanizzare l'assistenza sanitaria portandola il più vicino possibile alla realtà dei bisogni che costoro conoscono bene.
L'esperienza di condivisione giova sia alla persona che viene aiutata sia a quella che in quel momento aiuta (principio dell'helper). Partendo dall'affermazione secondo la quale «aiutando gli altri si aiuta se stessi», è possibile cogliere come il concetto fondamentale che differenzia l'esperienza di auto mutuo aiuto da altre esperienze di aiuto si esplichi in tre parole chiave: attivazione, condivisione, reciprocità. I protagonisti dell'auto mutuo aiuto sono le persone che vivono, nel gruppo, un medesimo problema attraverso la partecipazione e l'attivazione personale, cercando di affrontare le difficoltà che le accomunano.
Ogni persona ricava beneficio nell'aiutarne un'altra in difficoltà. Poiché tutti i membri di un gruppo si attivano contemporaneamente sulla bese di tale principio, ciscuno beneficia di tale processo, aumentando il senso di autostima, di auto efficacia delle proprie capacità e potenzialità positive.
I gruppi di auto mutuo aiuto e il lutto
Gli obiettivi dei gruppi di auto mutuo aiuto nel sostegno al lutto sono:
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aiutare i partecipanti al gruppo a esprimere i propri sentimenti (dolore, nostalgia, paura, rabbia, senso di colpa, solitudine) senza il timore di essere giudicati;
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sviluppare la capacità di riflettere sulle proprie modalità di comportamento, soprattutto qualora esse siano orientate a non superare il dolore della perdita;
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aumentare le capacità individuali nel far fronte ai problemi (compito fondamentale per coloro che si erano appoggiati - psicologicamente o nell'organizzazione della vita quotidiana - alla persona defunta);
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incrementare la stima di sé, delle proprie abilità e risorse, lavorando su una maggiore consapevolezza personale;
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facilitare la nascita di nuove relazioni, combattendo così il senso di solitudine generato dalla perdita, ridando dignità alla sofferenza, che diventa condivisibile;
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promuovere uno stile di vita a sostegno della salute individuale, familiare e sociale.
Tuttavia il percorso dei gruppi di auto mutuo aiuto è soltanto una delle scelte che è possibile compiere. Se il gruppo non corrisponde alle proprie esigenze, vi sono altri percorsi che possono essere valutati insieme allo psicologo che gestisce lo sportello.
Per contattare il servizio, avviato dalla Fondazione Ariodante Fabretti ONLUS, occorre telefonare alla dott.ssa Daniela Di Dio, psicologa e psicoterapeuta che effettua i colloqui, chiamando il numero 346-8649355 (in caso di mancata risposta vi consigliamo di lasciare un messaggio in segreteria specificando il vostro nome e numero di telefono, sarete richiamati quanto prima) oppure al numero fisso 011-547005. È inoltre possibile scrivere una mail all'indirizzo di posta elettronica: sostegnolutto@fondazionefabretti.it
I colloqui vengono effettuati presso la sede della Fondazione Fabretti (Via Ettore De Sonnaz, 13 – 10121 Torino) oppure in una sala cortesemente messa a disposizione dalla Socrem di Torino presso la propria sede sociale (Corso Turati, 11/c – 10128 Torino).
Per maggiori informazioni sul servizio di sostegno al lutto in Piemonte e sui gruppi AMA dedicati all'elaborazione del lutto vi consigliamo di contattare la responsabile del progetto, Arianna Garrone, al numero 348-7254468.
È ora disponibile un blog dedicato al servizio di Sostegno al lutto. Oltre a fornire tutte le informazioni relative allo sportello di ascolto e i recapiti utili per contattarlo, dà la possibilità a chi lo desideri di esprimere le proprie opinioni, di commentare il funzionamento del servizio o di avanzare proposte per il suo miglioramento:
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