|
Storia della Fondazione Ariodante Fabretti
La Fondazione Fabretti è nata il 30 giugno 1999 e ha come soci fondatori il Comune di Torino, la Provincia di Torino, la Regione Piemonte, la Società per la Cremazione di Torino e l'Università degli Studi di Torino. A questi soci si è aggiunta recentemente l’Università degli Studi del Piemonte Orientale «Amedeo Avogadro».
L’obiettivo della Fondazione è, dalla sua costituzione, quello di rappresentare un punto di riferimento scientifico per chi, in varie discipline, studia riti, pratiche, politiche, tradizioni, discorsi e comportamenti inerenti alla morte, così come storicamente si sono sviluppati nella civiltà industriale, in età moderna e contemporanea, senza trascurare la prospettiva comparativa.
Il rilevante Archivio storico, la Biblioteca della Fondazione, specializzata sui temi della morte e consultabile anche attraverso il Sistema Bibliotecario Nazionale (SBN), e l'emeroteca sono a disposizione del pubblico, oltre che, naturalmente, di borsisti e ricercatori, per cinque giorni la settimana.
Fin dai suoi esordi la Fondazione ha impostato la sua attività suddividendola in alcuni filoni: da un lato la ricerca scientifica, che conduce all’organizzazione di convegni, conferenze, eventi pubblici e alla pubblicazione di vari volumi e di una rivista annuale. Sempre nell’ambito della ricerca la Fondazione, mediante il suo Comitato scientifico interdisciplinare – composto da storici, filosofi, antropologi, sociologi, psicologi e medici – incoraggia gli studi sulla morte bandendo ogni due anni una borsa di studio per dottori di ricerca che intendano dedicarsi allo studio di questi temi.
Dall’altro lato, la Fondazione ha operato e opera nell’ambito della formazione di operatori sanitari e funerari, sui temi della fine della vita e del lutto.
Dal 2008 essa si è impegnata a scendere in campo sul rilevante problema sociale del lutto, promuovendo una riflessione su comportamenti, costumi e rituali e offrendo un servizio di supporto in varie città del Piemonte.
La ricerca
Dal 1999 a oggi molti sono stati i temi affrontati dalla ricerca. Un primo filone è stato di carattere storiografico. In collaborazione con la Società per la cremazione sono stati raccolti fondi documentari in Italia e in Europa allo scopo di tracciare la storia del movimento cremazionista e la diffusione dell’usanza di cremare in Occidente. Diversi libri sono stati pubblicati in quest’ottica, alcuni dei quali sono atti di convegni:
- Manuela Tartari (a cura di), La terra e il fuoco. I riti funebri tra conservazione e distruzione, Meltemi, Roma 1996
- Fulvio Conti, Anna Maria Isastia, Fiorenza Tarozzi, La Morte laica, I. Storia della cremazione in Italia (1880-1920), prefazione di Franco Della Peruta, Paravia-Scriptorium, Torino 1998
- Augusto Comba, Serenella Nonnis Vigilante, Emma Mana, La Morte laica, II. Storia della cremazione a Torino (1880-1920), prefazione di Nicola Tranfaglia, Paravia-Scriptorium, Torino 1998
- Marina Sozzi, Charles Porset, Il sonno e la memoria, Idee della morte e politiche funerarie durante la Rivoluzione francese, Paravia-Scriptorium, Torino 1999
- Marcella Filippa, La morte contesa. Cremazione e riti funebri nell'Italia fascista, Paravia-Scriptorium, Torino 2001.
Parallelamente all’indagine storiografica, l’interesse per i rituali e i comportamenti collettivi di fronte alla morte nella civiltà urbana ha dato origine al primo convegno internazionale, del settembre 1999, dal titolo La scena degli addii. Morte e riti funebri nella società occidentale contemporanea. Gli atti di questo convegno sono stati pubblicati a cura di Marina Sozzi dall’editore Paravia nell’autunno del 2001. Il volume è oggi esaurito e attende l’occasione di una ricerca aggiornata per essere integrato e riproposto. Negli stessi anni è stata tradotta l’opera dell’antropologo e teologo inglese Douglas J. Davies, Death, Ritual, Belief, Cassel 1997 (Morte, riti, credenze. La retorica dei riti funebri, Paravia-Scriptorium, Torino 2000). Un altro volumetto, intitolato Il rito del Commiato, a cura della Fondazione Fabretti, è inoltre uscito nella primavera del 2004.
Sul tema della cremazione e della storia di questo rituale nel 2006 sono stati pubblicati due libri a cura della Fondazione Fabretti editrice:
Marco Novarino, L'addio laico. Storia della cremazione a Novara
Marco Novarino - Luca Prestia, Una battaglia laica. Un secolo di storia della Federazione Italiana per la Cremazione.
La ricerca ha inoltre toccato molti altri temi. Dalla dimensione letteraria del discorso sulla morte (convegno del dicembre 2002, La letteratura guarda la morte: lo scrittore, la vecchiaia, la fine della vita, che ha coinvolto studiosi della letteratura e scrittori), all’indagine sulle concezioni della morte nelle utopie, organizzato in collaborazione con il Dipartimento di Storia dell’Università di Torino e il Centro interdipartimentale di ricerca sull’Utopia dell’Università degli Studi di Bologna, diretto da Vita Fortunati. Gli atti di quest’ultimo convegno, Perfezione e finitudine. La concezione della morte nell'utopia in età moderna e contemporanea, del settembre 2001 (a cura di Vita Fortunati, Marina Sozzi, Paola Spinozzi), sono stati pubblicati dall’editore Lindau nel 2004.
Il tema delle politiche mortuarie dell’Igienismo e del Positivismo ottocenteschi, già affrontati nelle ricerche sulla cremazione, è stato portato all’attenzione pubblica con un convegno tenutosi nel dicembre 2003 a Torino con il titolo Moralizzare la morte: riti e luoghi del morire nella società del XIX secolo.
La dimensione interculturale della ricerca sulla morte si è rivelata molto presto di grande importanza, in una società sempre più abitata da cittadini di differente provenienza culturale: fin dal 2002, la Fondazione ha pertanto avviato una collaborazione con l’assessorato alla Cultura del Comune di Torino, e in particolare con il Centro interculturale e con le Biblioteche civiche, per l’organizzazione di un tavolo interreligioso sui riti funebri, presenti le comunità etniche e religiose rappresentate sul territorio. L’obiettivo era quello di individuare le esigenze basilari di ciascuna comunità, al fine di richiedere alla Città una sala multifunzionale adeguata allo svolgimento di riti di altre religioni, oltre che civili. Anche se tale obiettivo non è ancora oggi raggiunto, di grande interesse si è rivelata, sul medesimo argomento, la serie di conferenze Gli altri addii. Riti funebri nelle culture del mondo, organizzata con il Comune e l’Università degli Studi di Torino (ottobre-novembre 2002). Tale tematica, recentemente ripresa, darà origine a un volume sulle esigenze rituali di ogni comunità presente sul territorio piemontese, che potrà essere fruita sia dagli studiosi (grazie al saggio teorico di Alessandro Gusman), sia dagli operatori, che potranno trovare informazioni sintetiche nelle schede, che propongono non dati libreschi e astratti, ma il prodotto di una ricerca qualitativa condotta con gli immigrati, e tengono pertanto conto delle evoluzioni e dei mutamenti di usanze dovuti alla migrazione e a eventuali sincretismi (2008-2009).
Ancora sul piano scientifico, la Fondazione ha collaborato con il Dipartimento di Scienze antropologiche dell’Università di Torino a una ricerca interuniversitaria (coordinata da Francesco Remotti) che ha analizzato, in una prospettiva interculturale e interdisciplinare, il tema delle trasformazioni del corpo dopo la morte. Alle trasformazioni biologiche del corpo dopo la morte (tanatomorfòsi), infatti, le società aggiungono le trasformazioni culturali (tanatometamòrfosi): ciascuna delle unità di ricerca ha indagato, nei suoi specifici contesti culturali e storici, modalità, motivazioni e significati delle trasformazioni culturalmente indotte e programmate.
Il convegno conclusivo, dal titolo Morte e trasformazione dei corpi. Interventi di tanatometamorfosi, si è svolto a Torino nell’ottobre 2004 e ha dato origine a un volume, dall’omonimo titolo, pubblicato da Bruno Mondadori nel 2006.
Ancora in collaborazione con il Dipartimento di Scienze antropologiche di Torino, la Fondazione Fabretti, avendo finanziato una borsa di dottorato, ha sperimentato, per la prima volta in Italia, un percorso formativo universitario orientato alla tanatologia e all’antropologia della morte. La tesi di dottorato di Cristina Vargas diventerà un volume nella collana Tanatologica della Fondazione Fabretti, che ha avuto origine nel 2007.
Uno dei temi di maggior rilievo, anche perché poco indagato – quello dell’ardua relazione della medicina occidentale con la morte – ha dato origine a un’importante ricerca internazionale italo-francese: Morte, medicina e società in età moderna e contemporanea (2004-2005). Diretta da Giorgio Cosmacini e Georges Vigarello, si è proposta di studiare l’atteggiamento dei medici nei confronti della morte dall’epoca della peste agli atteggiamenti contemporanei e le ricadute sociali di tale approccio controverso. Gli atti sono stati pubblicati in un volume edito dalla Fondazione nel 2008.
Riprendendo la riflessione abbozzata con il convegno su letteratura, vecchiaia e morte, la Fondazione ha partecipato a una ricerca biennale, finanziata dalla Fondazione CRT con un Progetto Alfieri (2006-2008) sul tema dell’Invecchiare in provincia di Torino (Dipartimento di Storia dell’Università di Torino, Fondazione Fabretti, Fondazione Vera Nocentini). Diretta da Luisa Passerini, la ricerca è stata condotta con la metodologia della storia orale. Circa cento interviste hanno consentito di tracciare un quadro piuttosto compiuto e inedito delle problematiche dell’invecchiamento nella zona del torinese, senza trascurare il rapporto con la morte che hanno gli anziani.
Un secondo Progetto Alfieri è stato vinto dalla Fondazione Fabretti, con una ricerca sul tema dei cimiteri in Piemonte (2007-2009): come sono, che storia hanno, come e da chi vengono fruiti, qual è il loro profilo estetico, quali rituali vi si svolgono? Questi i principali interrogativi di un’indagine in corso di realizzazione, con metodologia storico/antropologica, che sta fornendo i primi, interessanti, risultati.
I rapporti scientifici intrattenuti dalla Fondazione Fabretti con molte università italiane e straniere (tra cui quella di Bath, dove esiste un Death and Society Centre dall’impostazione simile alla Fondazione stessa) comprendono anche una relazione ormai solida con le Università di Cluj Napoca e di Alba Julia in Romania, dove esiste un nucleo di giovani tanatologi molto promettente. Insieme a loro, la Fondazione ha organizzato nel settembre 2008 un Convegno internazionale On Death and Dying, a cui hanno partecipato diversi italiani, oltre a un nucleo di inglesi e molti studiosi dell’Est europeo, con i quali si è avuto un confronto molto produttivo (gli atti di questo convegno sono in preparazione).
A partire dal 2007, la decisione della Fondazione di divenire casa editrice e di pubblicare i suoi libri ha permesso di progettare due collane di volumi che affiancano l’uscita annuale della rivista in quattro lingue (italiano, inglese, francese e spagnolo) «Studi Tanatologici». Per il 2009 è in programma la pubblicazione di altri volumi di cui verrà comunicato quanto prima il titolo.
La riflessione sul lutto e il servizio di supporto
Sul tema del lutto la Fondazione riflette fin dal 2000. Una giornata di studi dal titolo Il filo interrotto. Elaborazione e gestione del lutto nella società contemporanea era stata organizzata in collaborazione con l’Istituto di Tanatologia e Medicina psicologica di Bologna diretto da Francesco Campione: il pomeriggio era stato strutturato come tavola rotonda, nella quale si discussero i risultati di un questionario distribuito in un migliaio di copie sul territorio nazionale, inviato ai dirigenti dei servizi cimiteriali di un campione di città italiane e ad alcuni operatori funerari privati. Lo scopo del questionario era quello di individuare i problemi che investono con maggiore frequenza i lavoratori che operano, nel settore pubblico o privato, in ambito funerario o sanitario, a contatto quotidiano con la morte e il lutto.
Il tema del «lutto dell’operatore» ha condotto la Fondazione verso l’esigenza della formazione professionale, di cui si è occupata a partire dal 2003.
Nel 2008 tale riflessione ha invece condotto all’organizzazione di un servizio di supporto, proposto a Torino e in altre città (per ora Fossano e Ivrea), nell’ottica di creare una rete di sostegno in tutto il Piemonte per coloro che attraversano con difficoltà l’esperienza della perdita di un congiunto. Accolto con favore dalle varie realtà, e finanziato dalla Fondazione CRT, il progetto prevede l’attivazione di uno sportello orientativo e di ascolto che aiuta i dolenti che si rivolgono a esso a scegliere la migliore strategia per gestire meglio il proprio dolore: i gruppi di auto mutuo aiuto, il volontariato, una terapia individuale.
L’iniziativa ha dato origine anche a un progetto di ricerca parallelo, con metodologia qualitativa, che consenta di comprendere come oggi, nella regione Piemonte, si viva il lutto.
La formazione
Come ricaduta della ricerca sul lutto e sull’eco di lutto negli operatori a stretto contatto con la morte – ma anche della riflessione sui nuovi riti funebri, in particolare sul rito del Commiato – la Fondazione Fabretti ha collaborato con altri partner alla stesura di un progetto (Progetto Caronte) presentato con successo al Fondo Sociale Europeo. Si trattava di proporre un modello di formazione per il settore funerario nel nostro Paese. La proposta si è incentrata sulla motivazione degli operatori già occupati in questo settore e sulla creazione di nuove figure professionali, in particolare quella del cerimoniere, volta a gestire cerimonie laiche e personalizzate. La ricerca e la formazione sperimentale, condotte nel 2003, hanno dato ottimi risultati, che hanno in parte già avuto, ma senz’altro avranno rilevanti ricadute nello stile del settore funerario in Italia.
Sul piano sanitario, dal 2002 la Fondazione collabora con la Rete Oncologica del Piemonte e della Valle d’Aosta all’organizzazione e alla realizzazione di iniziative sui temi della morte, della terminalità, del lutto, delle concezioni del corpo e della malattia, dei riti funebri. Oggi, dopo molti anni in cui i corsi si sono tenuti soprattutto per gli operatori delle cure palliative e dell’oncologia, è in fase di progettazione una formazione sul lutto rivolta ai medici di base, i primi a entrare in contatto con l’eventuale disagio causato da una perdita (in particolare depressioni e somatizzazioni).
Soprattutto agli aspetti di carattere formativo è legato l’interesse degli Enti locali per le attività della Fondazione: la prospettiva di una maggiore qualificazione culturale e di una maggiore funzionalità operativa del servizio pubblico è di estrema importanza e urgenza. Le trasformazioni che hanno caratterizzato la società negli ultimi cinquant’anni hanno infatti prodotto un esteso sradicamento rispetto alle culture e alle tradizioni d’origine e spesso ci si trova ad affrontare l’esperienza della morte privi di punti di riferimento e di strumenti efficaci. Oggi, in un contesto pluralistico dal punto di vista culturale, religioso ed etnico, è indispensabile riuscire a decifrare le esigenze della collettività, le sue aspettative nei confronti di un passaggio cruciale dell’esistenza comunitaria.
|